Il lungo viaggio di Federico Natali dai Normanni all'Unità d'Italia
Otto secoli di "verum et factum", di incontri e fusioni di cultura
Gallipoli nella Storia

Autore: Piero Battista

Rivista / Periodico : Il Nuovo Quotidiano di Puglia - Lecce

Data di pubblicazione: Sabato 8 marzo 2008
 

   

    

E una lingua di terra protesa nel mare, verso Oriente, la città di Gallipoli che Federico Natali presenta nella sontuosa copertina della sua opera in due volumi - "Gallipoli nel Regno di Napoli. Dai Normanni all'Unità d'Italia (Mario Congedo Editore) - la città antica in un dipinto di Luigi Consiglio, artista del primo Ottocento e, sul verso, la rada del porto.
È l'immagine di una città turrita, solida, armoniosa nella sua struttura naturale e nell'ingegneria urbana, ma soprattutto la sintesi di secoli di storia, in cui eventi gloriosi e talvolta miserabili di asprezze, di lotte e di redenzione si sono avvicendati in un, affascinante e coinvolgente tessuto narrativo dell'epopea umana di una società che già dalle origini si propone di consolidarsi e di resistere come protagonista di civiltà. E Natali mosso da una lucida, critica ansia di ricerca, di verifica e riscontro documentale, ci guida attraverso otto secoli di "verum et factum", a testimoniare la tenacia e la volontà della "universitas" di Gallipoli unanimemente protesa ad, edificare un avamposto di progresso su un trascorso già corroborato da incontri e fusioni di culture.
La percezione lukacsiana della storia che anima l'opera di Natali consente di seguire le vicende di quella terra di Gallipoli, della Puglia e dell'intera Italia attraverso la messa a fuoco di tanti protagonisti, attori e comparse di quella ampia rappresentazione di scene e ritratti della vita reale, come anche di piccole entità del percorso storico quali sono gli umili della terra, rendendole dipendenti, si, dal condottiero, dal re o dal vescovo, ma in esse emerge soprattutto un popolo che vive e si struttura proprio in virtù di un vigore endogeno, dal basso, fino a costituirsi come autorità legittima di stimolo e di proposta nei confronti del Sovrano. Ed allora la storia come scienza accademica o manifestazione di forze dinastiche o di gerarchie, diventa storia interna, espressione di comunità locali, a cui il Natali si richiama come ad elementi secondari ma armonicamente sincroni nel costruire un più ampio disegno del loro cammino.
L'opera, in due tomi di circa 1070 pagine, arricchita di pregevoli tavole illustrative concernenti i più salienti riferimenti storici, è anche corredata di importantissime e dettagliate note su documenti di epoca, che fanno luce su aspetti apparentemente minori della vita della gente comune, delle categorie e ceti professionali, artigiani, della marineria e , del contado, dei "popolares", insomma, costituendo uno scenario antropologico di vivace dinamismo quanto a consapevolezza, laboriosità e capacità imprenditoriale.
Una contestualizzazione esemplare dell'impianto storiografico: oltre che giovarsi di felice fluidità narrativa, l'opera mantiene un costante rapporto e raffronto fra centro di governo e periferia, fra sovrano e "Univérsitas" locale, fra Gallipoli e l'antigallipoli, che l'antagonista possa essere Venezia o Solimano il Magnifico, la Chiesa o la Turchia, affrontati sempre a viso aperto. Costante è l'interazione fra la narrazione e la nota a piè di pagina, che correda il fatto portante con relativo dettaglio cronachistico o antropologico, consentendo di entrare nella realtà del momento. Ed infatti, si evidenziano anche vezzi, esibizionismi e mode. Traspare come nelle famiglie sia invalsa la moda degli schiavi, si dà conto delle asprezze del costo della vita, dei flagelli epidemici ed agricoli, della tolleranza e coesistenza di gruppi etnici e confessioni religiose nella comunità.
Si dispiega uno scenario nell'insieme positivo di partecipazione, di integrazione di forze, e .di componenti sociali, di rivalità, di emulazione e competizione, non dissimile da quanto accade anche ai nostri giorni - a confermare l'avveduta percezione sociologica del Natali - anche quando nota che la "storia politico-sociale e culturale di Terra d'Otranto e di Gallipoli... si sia mossa in perfetta corrispondenza con quella del Regno di Napoli", quindi del Regno d'Italia, quando il prevalere delle basi di Brindisi e di Taranto hanno indotto il graduale decadimento del porto gallipolino e della sua fiorente industria della pesca e degli oli.
Il lavoro di ricerca e di raccolta del materiale documentale è certamente imponente ed ammirevole le modalità con cui le testimonianze siano state distribuite all'interno di questo progetto. E non di sola ricerca e raccolta si tratta, perchè l'autore pur nel rigore dell'impegno di studioso, riesce a costruire pagine di autentico romanzo storico, come, ad esempio, il dilagare di isteria collettiva seguita alla condanna di Giordano Bruno, l'inasprimento umorale del Cardinale Capece nei confronti dei presunti eretici, che richiamano stati d'animo del Seicento manzoniano. Vi è rigore dottrinario di coerenza ed obiettività storica, ma anche vigore narrativo che non costituisce difetto o insidia. Opera da consultare e da leggere anche piacevolmente, per la sua virtù di traslarci in un passato tutto nostro, dove i numerosi cognomi citati nell'indice ci fanno sentire a casa o ci riconducono alle origini di famiglia. Un'opera di storia con un palpito fisiologicamente ritmato ed un'anima limpida.  

 

Gallipoli, perla del Regno di Napoli - Ecco il viaggio nella storia "interna"

Autore: Antonio Errico

Rivista / Periodico : Il Nuovo Quotidiano di Puglia - Lecce  (Anno VII - N. 78)

Data di pubblicazione: Mercoledì 21 marzo 2007
 

Sono due volumi per un totale di 1060 pagine, un apparato fotografico prezioso, una rete fittissima di note, rinvii interni o ad opere consultate, studiate, dissodate. Con "Gallipoli nel Regno di Napoli. Dai Normanni all'Unità d'Italia" (Congedo editore, 2007), Federico Natali mette un punto fermo sula ricerca intorno alla storia di questa città, che costituisce, al contempo, una condizione di sintesi e una prospettiva di indagine.

Da qui in avanti chiunque voglia scrivere una sola riga sulle vicende culturali, socioeconomiche, amministrative di Gallipoli, anche rapportate, a larghe maglie, a quelle di Terra d'Otranto e del Regno di Napoli, nel periodo che va dall'Alto Medioevo all'Unità, si troverà, volente o nolente, a dover fare i conti con questo libro. E non solo per l'ampiezza del periodo indagato, né soltanto per la pluralità di tematiche e probabilmente affrontate, ma anche e soprattutto per la serietà dello studio, per il rigore metodologico, per la quantità e significatività della documentazione, elementi che sono costanti anche nei precedenti lavori di Natali e che fanno la differenza tra l'attività dello storico e quelle dell'appassionato di cose locali, tanto rispettabile nella passione quanto inattendibili nei risultati.

Se dovessi abbinare la figura di Federico Natali ad un profilo di storico, penserei a quella figura del "Museo d'Ombre" di Gesualdo Bufalino e cioè a chi "nella polvere degli scaffali non cerca solo i testi senza tempo dei poeti supremi, ma fiuta il calore residuo delle esistenze che furono, le pedane furtive della storia minore, quasi sempre più maestra d'ogni altra. Poiché storia non è solo quella conservata negli annali del sangue e della forza; bensì quella legata al luogo, all'ambiente fisico e umano in cui ciascuno di noi è stato educato".

Infatti, Natali attribuisce una considerevole valenza alla cosiddetta "storia minore" o storia "locale", ma soprattutto a quella che Machiavelli definiva storia "interna": quella delle istituzioni, dell'amministrazione, delle industrie, del commercio, della cultura intesa come complesso ed intreccio dei modi di essere e di pensare, di progettare e di eseguire, di esercitare l'otium e il negotium.
Ma Natali esplicita già fin dalle prime pagine quella che sarà la cifra che attraverserà tutto lo studio: l'assoluta distanza da qualsiasi indugio municipalistico, la coerenza e la coesione nell'organizzazione del lavoro e nella conduzione della ricerca. Anzi, l'autore ritiene - opportunamente - che l'adeguatezza metodologica costituisca l'elemento che attribuisce scientificità alla ricerca e, qui, per scientificità si intende la consuetudine di fornire i dati per la verifica delle ipotesi che si propongono.

Inoltre, per marcare con una autorevolezza teorica tutto il lavoro condotto attraverso la metodologia della ricerca, Natali si riferisce all'affermazione di Michel Foucault secondo la quale l'indagine intorno e dentro la vicenda municipale deve affondare "nello spessore della storia, configurando gli eventi nel loro fluire quotidiano, per rintracciare nelle ragioni personali, nelle necessità dei gruppi, nelle esigenze della comunità. l'origine e la causa dei movimenti e delle trasformazioni che interessano poi la storia generale".

Solo in questo senso, con questi presupposti, con queste finalità, sulla base di motivazioni antropologiche, senza suggestioni folcloristiche o vincoli campanilistici, la storia locale può avere ragione e sviluppo, può trovare giustificazione o soddisfazione una necessità.

Per Natali la memoria del luogo è uno strumento d'indagine e la ricerca storica su quel luogo un contributo essenziale per tracciare le linee della grande storia e, soprattutto, per consentirne una comprensione profonda.

C'è virtù filologica in questo studio, senza dubbio: in quella filosofia che intendeva Nietzsche: lavoro lento, silenzioso, scandaglio delle cose. Ma prima della filologia e dopo la filologia c'è il grande amore per un paese pensato e sentito come una Grande Madre e come una grande idea con la quale misurare e confrontare i fatti del passato e del presente per penetrare il senso della civiltà. E poi dopo la filologia e dopo l'amore c'è forse anche quella riaffermazione della consistenza del passato che in qualche modo consola la banalità e il grigiore del presente.

 

 

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